Dopo la chiusura di Megaupload, si è scatenato un tam tam, che sta portando lentamente alla chiusura di tutti quei siti dove si possono trovare i link per il download di file protetti da diritto d’autore, quindi o vengono oscurati oppure c’è chi spontaneamente decide di chuderli.
Nonostante tutto la pirateria non tira i remi in barca, anzi cerca di trovare nuove soluzioni. In questi ultimi due mesi si stanno moltiplicando i download di due nuovi servizi, Triblet o Retroshare.
Retroshare permette agli utenti di creare un network privato e basato su crittografia, per condividere i file. Si parte aggiungendo alla propria rete amici fidati, per la condivisione via peer to peer. E’ possibile scaricare file anche da sconosciuti, ma solo facendoli passare tramite un amico di network. Insomma la crittografia crea una rete oscura, dove gli utenti restano anonimi.
Il file sharing su reti anonime via crittografia è forse il punto di non ritorno nella guerra del diritto d’autore. “L’unico modo di debellare questi sistemi sarebbe vietare la crittografia… ma significherebbe bloccare il sistema bancario mondiale”, dice Andrea Monti, avvocato esperto di nuove tecnologie e rappresentante italiano di Electronic frontier foundation.
Attualmente pero non c’è nemmeno bisogno di arrivare alla crittografia per fare un filesharing molto più protetto rispetto ai sistemi appena defunti.
C’è Tribler, per esempio, che è un servizio decentralizzato, anche se non anonimo, che sta diventando popolare.
L’hanno scaricato 180 mila persone nell’ultimo mese. E’ un client Bittorrent che non ha bisogno di un motore di ricerca separato. I motori (tipo The Pirate Bay) sono il punto debole delle reti torrent, visto che la giurisprudenza si sta orientando a considerarli facilitatori della pirateria. Vengono chiusi o denunciati per i loro “indici”, che consentono agli utenti di trovare i file.
“La massa di tutti gli utenti finirà su reti peer to peer più sicure di quelle che si sono diffuse finora. L’alternativa quindi è che l’industria del copyright riesca a creare un’offerta legale davvero appetibile”, dice Monti. Per la musica, almeno, qualcosa in questo senso comincia a vedersi anche in Italia, anche se siamo ancora agli inzi.

